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Diario
31 gennaio 2011
E noi?
C'era questo silenzio improbabile, come un inatteso ospite, un suono alla porta che ci trovava impreparati. La storia si svolgeva al tavolo della cena. Era una storia perché si cresceva e si cambiava, si ascoltava, si provocava un rossore. Ogni volta che si provocava un rossore la storia si faceva. Ed eravamo fratelli e sorelle ineguali e compresi. Fratelli e alberi in quella cucina giardino. Non pensava la terra tutta quella mistura, quella vita. E noi. E noi?
| inviato da giorgiodasebenico il 31/1/2011 alle 21:8 | |
26 novembre 2010
L'HO FATTO!
Ci ho messo dentro le Lezioni di Canto, qualche verso on-line ed il percorso del tram (ricordate il PDN e la sua campagna elettorale?). Per ora non si acquista, si conquista...

| inviato da giorgiodasebenico il 26/11/2010 alle 21:13 | |
29 ottobre 2010
Ripetizioni e cadute: lesson 5
Abile a rivedere, retropalco del senso, partirai e il cane adotterà la tua canzone, ognuno sarà ogni cosa un attimo prima di andarsene.
Per questo si pregava e si cadeva: per parlare di te. Per parlare si adottava un sotterfugio si parlava nella testa e nella testa si cantava, come se parola e canzone fossero proibite.
Ma chi poteva dettare seguiva, così adesso parti, saluti lasci il diniego e questa moltitudine, come fosse il motore del mondo piccolo che riluce.
E non c'è istante, non c'è ripetizione, non c'è caduta.

| inviato da giorgiodasebenico il 29/10/2010 alle 22:26 | |
24 settembre 2010
Ripresa autunnale: lesson 4
Sordido e indifeso, il sorriso del fondo su questa strada inaudita. La passa veloce come un discrimine, un'attesa.
Dov'eri? Dove sei stata? Quando? Non c'è commento, non una parentesi, perchè in quel magma riposavo, stanco.
Stanco. Di tutto ma non di questa musica. Perché la devi riprendere dalla strofa, dalla quarta, da una misura che io non ho più.
E basta piangere. Non ce l'ho più.

| inviato da giorgiodasebenico il 24/9/2010 alle 23:3 | |
12 luglio 2010
PER IL TEMPO DEL TEMPO (Lesson three)
Ora che siamo in due ad amarti, ora che io e il sogno di me, il talento degli oroscopi, il discepolo sperduto degli aruspici, il me che perdesti.
Ora, basterebbe una qualche canzone, un piccolo sussulto del delirio, quello che siamo stati, che siamo.
Che siano, dunque. Che accada. Non scongiureremo la fine. Non guariremo questa previsione.Non scriveremo mai più!
Che il commercio dell'intimo, la previsione del giubilo, il disfacimento del nostro pensiero ci doni infine la malattia agognata. La nostra giustificazione.
Noi non c'eravamo. Leggevamo dei libri. Non era colpa nostra.

| inviato da giorgiodasebenico il 12/7/2010 alle 22:58 | |
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